Il bullismo riguarda sia i maschi che le femmine, sebbene venga tendenzialmente espresso con modalità specifiche per ciascuno dei due sessi.

I “maschi”, di solito, compiono vessazioni e prepotenze di tipo diretto, con aggressioni per lo più fisiche, ma anche verbali. I loro atti bullistici sono rivolti sia verso i maschi che verso le femmine, ma i maschi subiscono soprattutto azioni di tipo diretto. I bulli, inoltre, tendono ad avere scarsa o nessuna empatia verso la vittima, cioè hanno difficoltà ad immedesimarsi con essa e, anche quando sollecitati, non si dimostrano realmente dispiaciuti o in colpa per averla vessata.

Le “femmine” utilizzano più spesso modalità di prevaricazione indirette e le rivolgono per lo più verso altre femmine. Poiché le forme di bullismo indiretto sono più “psicologiche” e meno visibili, il bullismo “al femminile” è rimasto inesplorato più a lungo rispetto a quello “al maschile” e talvolta risulta più difficile da individuare da parte degli adulti, anche a scuola. Esistono tuttavia delle differenze nel modo i cui gli adulti percepisco e reagiscono al bullismo al femminile. Le femmine, in generale, sono ritenute più capaci di empatia, cioè di mettersi nei panni degli altri e in particolare delle vittime, comprendendone lo stato d’animo ed il disagio. Pertanto, adulti non esperti possono essere indotti a non ritenere le bambine o le ragazzine capaci di atti di bullismo.

Riguardo l’età dei bulli e delle bulle si rileva come si tratti prevalentemente di bambini tra i 7 e gli 8 anni e di adolescenti tra i 14 ed i 16.

Sebbene queste due fasce di età risultino quelle più frequenti, si verificano atti di bullismo anche nelle fasce d’età intermedie ed in alcuni casi anche dopo i 16 anni d’età. I soggetti più coinvolti sono comunque alunni delle scuole elementari e dei primi anni delle scuole medie, dove il bullismo, oltreché molto diffuso, risulta anche particolarmente pervasivo.

Le ricerche in campo nazionale ed internazionale sembrano, altresì, convergere su un dato secondo il quale numero e frequenza degli episodi di bullismo sono inversamente proporzionali all’età, ovvero decrescono con la crescita del bambino. In modo particolare, gli episodi diminuiscono nel passaggio tra la scuola elementare e la scuola media e, ancor più significativamente, con il passaggio alla scuola superiore.

Se da una parte, con la crescita un minor numero di ragazzi è coinvolto nel fenomeno, dall’altra, i ruoli di bullo e di vittima tendono a strutturarsi in modo più rigido, diventando più difficili da cambiare. Per cui, pur essendo vero che le prepotenze colpiscono un numero minore di ragazzi, è anche vero che a venire colpiti sono sempre gli stessi, i quali finiscono per identificarsi e venire identificati stabilmente nel ruolo di vittime.

Inoltre, al diminuire della frequenza degli atti bullistici con il crescere dell’età corrisponde l’aumento della gravità degli atti. In adolescenza tende infatti a crescere il livello di pericolosità e di intensità dei comportamenti bullistici, che possono raggiungere i tratti della devianza, dell’illegalità e dell’antisocialità.