Bullo dominante

Il suo profilo corrisponde a quello con il quale comunemente si identificano i classici bulli.

È un soggetto più forte della maggior parte dei suoi compagni, ma soprattutto della vittima che decide di vessare. Ha bisogno di affermarsi mostrando il suo potere sugli altri, che sottomette ed umilia traendone soddisfazione. Riesce bene negli sport e nei giochi con gli altri il ché, unito alla sua forza fisica, lo rende popolare tra molti dei compagni, soprattutto tra i più piccoli.

Tutto ciò accresce il suo senso di sicurezza e la sua autostima, che non di rado è più elevata di quella della media dei compagni ed è combinata a narcisismo e manie di grandezza soprattutto tra gli adolescenti.

Il bullo dominante ha un carattere impulsivo ed irascibile e spesso non riesce a controllare le pulsioni, tollerare le frustrazioni e rispettare le regole. Come detto, ricorre all’aggressività ed alla violenza per ottenere vantaggi e acquisire prestigio nel gruppo. Non è aggressivo solo verso i coetanei, ma anche verso insegnanti e genitori, che può trattare con insolenza ed oppositività. È assai poco empatico ed altruista, per cui non riesce a entrare in sintonia con le emozioni degli altri e con la sofferenza della vittima in particolare, della quale può addirittura pensare che meriti di essere trattata male (Coie et al., 1991; Boulton e Underwood, 1992).

Questo tipo di condotte porta nel tempo ad un progressivo peggioramento del rendimento scolastico, soprattutto negli anni della scuola media.

Bullo gregario

Il bullo gregario, o bullo passivo, assume il ruolo di sostenitore e fomentatore del bullo dominante, senza tuttavia prendere iniziative autonome contro la vittima.

Solitamente fa parte di un gruppo di due o tre gregari, che seguono il bullo dominante, gli danno man forte ed obbediscono ai suoi comandi. A differenza del dominante, il bullo gregario è piuttosto ansioso ed insicuro, ha uno scarso rendimento scolastico, non è popolare tra i coetanei.

Si affianca al bullo dominante e partecipa alle sue prepotenze ritenendo che ciò gli dia la possibilità di affermarsi nel gruppo e di apparire “forte”.

In realtà, egli sa che se non agisse così potrebbe a sua volta trovarsi nei panni della vittima, della quale condivide la sostanziale vulnerabilità. Quando è da solo non attacca la vittima, anzi può mostrarsi amichevole essendo empaticamente consapevole della sofferenza che le azioni bullistiche le provocano.


Bullo e cyberbullo nell’immaginario collettivo presentano taluni profili di affinità.

Notoriamente si attribuisce al bullo e al cyberbullo una personalità aggressiva, impulsiva, intollerante verso il “diverso”, poco empatica e carente nel provare sensi di colpa.

Il cyberbullo può celarsi dietro l’anonimato o agire nelle vesti di qualcun altro, il che lo fa sentire in qualche modo protetto e privo di responsabilità. Chi agisce nell’anonimato e nella mancata interazione visiva non ha la consapevolezza e la reale percezione delle offese e degli attacchi che la vittima subisce ed inoltre ciò è reso ancora più evidente dalla istintività e impulsività che caratterizza la dimensione virtuale più di quella reale.

Il cyberbullo non ha una percezione diretta delle aggressioni che sta perpetrando, né un diretto contatto fisico con la vittima e pertanto riduce sensibilmente il suo livello di empatia e di coinvolgimento con l’altro. L’assenza di contatto fisico rende gli attacchi on line particolarmente crudeli. La mancanza di filtri e l’agire al di là dei convenzionali limiti spazio/temporali rende l’atto di prevaricazione on line oltremodo violento e potenzialmente reiterabile tutte le volte che si è connessi.

Il deviato concetto di popolarità, la volontà di agire in presenza di un pubblico potenzialmente illimitato di spettatori e la voglia di visibilità, aumenta la tendenza del cyberbullo a ripetere le aggressioni, mentre la vittima si sente sempre di più bloccata in una gabbia senza via di fuga.

In rete, infatti, tutti possono ricordare un volto, il particolare di un’aggressione o lo scenario generale nel quale si è svolta, perché il mondo del web rende potenzialmente tutti visibili in eterno e la reputazione digitale non abbandonerà mai la vittima.

Un’altra peculiarità che caratterizza il bullo dal cyberbullo è il grado di inconsapevolezza che contraddistingue quest’ultimo. Il cyberbullo, pro­prio perché l’azione avviene in un contesto dematerializzato, non sem­pre è in grado di rendersi conto che sta facendo del male alla vittima o di quan­to le sta nuocendo.

Il cyberbullismo come il bullismo riguarda sia maschi che femmine. Recentemente si è registrato un aumento del fenomeno del cosiddetto bullismo in rosa ovvero del bullismo perpetrato da ragazze: anche nella dimensione virtuale il cyberbullismo risulta essere uno strumento molto utilizzato da e contro persone di sesso femminile. Le cyberbulle utilizzano la rete per denigrare, perseguitare, ridicolizzare ragazze ritenute meritevoli dell’odio social agli occhi della community, così come spesso e volentieri i cyberbulli si avvalgono di filmati, foto osé o altro materiale per colpire ex fidanzate, compagne di scuola o ragazze invise per le più svariate ragioni.

Quanto alle motivazioni che muovono l’agire del cyberbullo esse sono tanto varie quanto banali: in molti casi si tratta di vendetta per essere stati traditi o respinti come amici o come partner, in altri casi si tratta di una mera antipatia, meno frequenti, ma comunque drammatici sono i casi in cui si perseguita qualcuno per puro divertimento, in altri casi ancora (come avviene per il sexting) si ritiene che la vittima “se la sia cercata”.

Ne deriva, quindi, che non è facile tracciare un identikit unitario del cyberbullo.