Tra le novità introdotte dalla legge sul cyberbullismo vi è anche il ricorso alla misura dell’ammonimento del questore espressamente prevista dall’art. 7 della legge 71/2017.

Per espressa disposizione legislativa la procedura può essere attivata fino a “quando non è proposta querela o non è presentata denuncia con riferimento ai reati di cui agli articoli 594 (ingiuria), 595 (diffamazione) e 612 (minaccia) del codice penale e dell’art. 167 del codice per la protezione dei dati personali, di cui al D.Lgs. 196/03, commessi mediante la rete internet da minori di età superiore agli anni quattordici nei confronti di altri minori”.

L’istituto pertanto, non si applica ai minori infraquattordicenni o quando la condotta non integra un reato.

La norma in esame deve poi essere coordinata con la recente normativa del 2016 in materia di depenalizzazione e pertanto con riferimento all’art. 594 c.p., ovvero l’ingiuria, che è stato abrogato dall’art. 1 del D.Lgs. n. 7/2016, bisognerà tenere conto che esso costituisce attualmente un illecito civile che obbliga al risarcimento del danno e al pagamento di una sanzione pecuniaria, ne deriva che non può più essere proposta querela per il reato di cui all’art. 594 c.p.

La misura dell’ammonimento è attivata dalla vittima, rappresentata dai genitori o dal tutore ma anche da terze persone, purché non da una fonte anonima, la legge non prevede l’obbligo di assistenza del difensore ma la sua presenza è possibile ed anzi in alcuni casi è auspicabile.

La procedura di ammonimento si articola nel seguente modo: si espongono i fatti alle forze dell’ordine i quali trasmettono gli atti al Questore il quale convoca il minore autore del reato insieme ad almeno un genitore, e ove ritenga sussistente il fatto, ammonisce il minore e lo invita a tenere una condotta conforme alla legge dissuadendolo dalla prosecuzione del comportamento lesivo.

L’ammonimento, sostanziandosi in un provvedimento amministrativo, dovrà essere adeguatamente motivato, le parti hanno diritto ad una copia del verbale di ammonimento, ed è soggetto sia a ricorso gerarchico al Prefetto entro 30 giorni dalla data di notifica, sia, al ricorso giurisdizionale al Tar, entro il termine dei 60 giorni dalla notifica o dalla comunicazione amministrativa.

Diversamente da quanto previsto dall’omologo istituto introdotto dalla legge 38/09 in tema di stalking, la legge non prevede un termine di durata massima dell’ammonimento, anche se in ogni caso gli effetti dell’ammonimento cessano al compimento della maggiore età, né un’aggravante specifica ove l’ammonito non desista dalla condotta illecita.

Si è detto che il procedimento di ammonimento possa essere attivato solo prima che sia proposta querela o presentata denuncia, pertanto, appare critica la situazione nei casi di reati procedibili d’ufficio a cui la legge estende la procedura di ammonimento (trattamento illecito dei dati personali e minacce aggravate) poiché in questi casi se durante l’istruttoria del Questore o dei funzionari delegati, emergano reati procedibili d’ufficio insorgerà in capo a questi ultimi l’obbligo di riferire i fatti all’autorità giudiziaria per non incorrere nel reato di omessa denuncia previsto dall’art. 361 c.p..

Sul punto è pertanto auspicabile un chiarimento da parte del legislatore, per dare effettività all’istituto che altrimenti, nei reati perseguibili d’ufficio rischierebbe di perdere il suo fine di deterrenza e di evitare che il minore entri nel circuito penale.

L’istituto ha lo scopo di responsabilizzare i minori ultraquattordicenni autori di reato, facendoli riflettere sulla portata dei loro gesti, sulle conseguenze negative che essi hanno sulla vittima, sul concetto di empatia che spesso viene ridotta se non azzerata nelle relazioni on line, spingendoli a desistere dal comportamento lesivo prima che sia “troppo tardi”.