Ciò che caratterizza il luogo del cyberbullismo è la “location virtuale” in cui opera.

Autorevoli autori (Federico Tonioni, Cyberbullismo, Mondadori 2014) spesso si riferiscono ai ragazzi di oggi utilizzando il termine di nativi digitali volendo con ciò, tra l’altro evidenziare l’attitudine dei giovani ad interagire sempre più precocemente e facilmente in una realtà dematerializzata. Gli stessi studiosi del fenomeno in esame evidenziano come, nelle realtà odierna i tradizionali luoghi di incontro non sono più quelli ai quali era abituata la generazione precedente a quella dei nativi digitali quali: palestre, scuola, bar, giardini pubblici, oratori, ecc., ma sempre più spesso i luoghi in cui si svolge la vita degli adolescenti e preadolescenti sono le c.d. piattaforme mediatiche.

Attraverso questi strumenti il mondo virtuale è entrato sempre più prepotentemente nella nostra vita e nelle nostre abitudini fino a quasi invaderle.

Nel cyberspazio sempre più adolescenti, preadolescenti, ma anche un numero sempre più crescente di adulti condividono pensieri profondi, momenti della propria quotidianità, simpatie o antipatie verso altri internauti, affermano le proprie opinioni e convinzioni. Il cyberspazio consente di raggiungere le persone più facilmente che nella vita reale, protetti dall’anonimato e comunque schermati dal monitor che impedisce agli altri di vederci direttamente, sicuri di quella forza data dallo schermo che a volte è anche scudo.

Parlare del luogo del cyberbullismo è dunque un “paradosso” poiché il web per sua stessa natura rappresenta un non luogo, almeno in senso fisico, trattandosi di uno spazio astratto e immateriale che, tuttavia, ha ripercussioni concrete e reali nella dimensione off line. Inoltre, il web, proprio perché senza confini in senso spaziale e fisico, è potenzialmente illimitato e pertanto, come si è già evidenziato in precedenza, molto più lesivo del mondo reale dato che un comportamento aggressivo on line può risultare più violento e dannoso che in una dimensione reale.

Tuttavia, queste stesse caratteristiche rendono il web un luogo “chiuso” e dal quale è difficile scappare: in esso si è liberi e prigionieri nello stesso tempo! La storia di molti ragazzi vittime di cyberbullismo manifesta infatti, un tratto drammaticamente comune e cioè la sensazione che la vittima ha di sentirsi in “gabbia”. Quando si è vittima di bullismo, infatti, i ragazzi nel più semplice dei casi chiedono di essere cambiati di classe o d’Istituto, nei casi più gravi, alcune vittime di persecuzioni sono state costrette a trasferirsi in altre città o addirittura a cambiare regione, ma comunque in qualche modo la vittima è riuscita, anche a caro prezzo, ad allontanarsi dall’aggressore per mettersi al sicuro.

Questa stessa possibilità non è concessa alla vittima di cyberbullismo, la quale non è mai al sicuro poiché il suo persecutore o i suoi persecutori hanno il volto della schermata del computer o il suono inequivocabile dei messaggi del telefonino; inoltre, spesso proprio quell’anonimato di cui si è parlato in precedenza impedisce alla vittima di capire chi è il suo persecutore, perché c’è l’ha con lei e quando la smetterà.