Gli episodi di bullismo si manifestano prevalentemente, anche se non esclusivamente, negli “ambienti scolastici”, quali: corridoi, scale, bagni, aule, cortile, spogliatoi della palestra, laboratori, scuolabus ed anche nel tragitto casa scuola e viceversa. Più questi luoghi sono isolati o rimangono poco sorvegliati, più è probabile che vi si consumi un atto bullistico.

Generalmente bulli e vittime frequentano la stessa classe, per cui questa diviene inevitabile il teatro privilegiato delle prevaricazioni.

I bulli imparano presto ad approfittare dei momenti di scarsa o assente sorveglianza, quali quelli che si verificano al cambio ora, durante la ricreazione o qualora il docente debba allontanarsi momentaneamente dall’aula. Le azioni bullistiche possono iniziare in classe e poi continuare negli altri spazi della scuola o viceversa. Anche in questo caso la prosecuzione può avvenire attraverso i mezzi di comunicazione della rete o degli smartphone.

La prevalenza degli episodi di bullismo in ambito scolastico rimanda alla necessità di approntare proprio nella scuola ed attraverso la scuola programmi di prevenzione, rilevamento e contrasto del fenomeno, magari con l’ausilio di esperti esterni.

Tali programmi non possono altresì prescindere dal dialogo e dalla collaborazione tra scuola e famiglia, le quali devono poter addivenire ad una condivisione di intenti sulla necessità riconoscere il fenomeno bullismo e le conseguenti strategie per prevenirlo e contrastarlo. Sebbene limitata alla prevenzione ed al contrasto del fenomeno del cyberbullismo, la legge 71/2017 sembra andare proprio in questa direzione quando agli articoli 4 e 5 prevede rispettivamente la prevenzione ed il contrasto del fenomeno nella scuola e l’obbligo per essa di informare tempestivamente i genitori di eventuali casi di modo da “attivare adeguate azioni di carattere educativo”.