Il bullismo è una delle possibili manifestazioni di aggressività attuabili da bambini e da adolescenti, sebbene non sia sempre semplice riconoscerlo e distinguerlo da altri comportamenti aggressivi.

Non tutte le tipologie di comportamento aggressivo sono infatti riconducibili al bullismo che, invece, possiede peculiarità specifiche.

Una prima categoria di comportamenti violenti non classificabili come bullismo è quella degli “atti particolarmente gravi”, che si avvicinano ad un vero e proprio reato.

Attaccare e ferire un compagno o un coetaneo con coltellini o con altri oggetti contundenti, rivolgergli pesanti minacce, procurargli lesioni gravi, rubargli oggetti di valore, compiere abusi sessuali, rappresentano condotte che rientrano nella categoria dei comportamenti antisociali e devianti e non sono assolutamente confondibili con il bullismo.

Allo stesso modo, non si possono considerare bullismo i cosiddetti “comportamenti quasi aggressivi”, che spesso vengono messi in atto tra bambini e ragazzi coetanei. Si tratta di giochi turbolenti o di lotte, particolarmente diffusi tra i maschi, o di “prese in giro” comuni anche tra le femmine. In questi comportamenti relazionali non si riscontra l’asimmetria di potere e di forza tipica del bullismo, pertanto si può assistere ad un equipararsi delle forze in campo o ad un alternarsi dei ruoli del forte/prevaricatore e del debole/prevaricato.

A rendere difficile una distinzione chiara tra ciò che è e ciò che non è bullismo e ad ostacolare gli interventi per contrastarlo, contribuiscono anche alcuni “pregiudizi” e “luoghi comuni” frequenti tra gli adulti, che vengono poi trasmessi ai bambini ed ai ragazzi.

Alcuni di questi riguardano il bullo.

In primo luogo, si tende a credere che i bulli siano bambini o ragazzi con una scarsa “autostima” che cercano di mascherare attraverso un’apparenza prevaricante, nascondendo in realtà una condizione di ansia e insicurezza. Le ricerche dimostrano invece che, generalmente, il bullo non soffre di ansia o insicurezza e che la sua autostima tende addirittura ad essere superiore a quella della media (Marsh, 2001; Salmivalli, 1999). Tuttavia, altri sudi hanno rilevato come spesso i ragazzi che hanno un comportamento da bullo si mostrano come superiori e potenti, ma in realtà non pensano questo di se stessi. Potrebbe accadere che i bulli usino il comportamento aggressivo solo al fine di spaventare gli altri bambini, e non perché vogliono essere rispettati (Randall, 1995).

Altre credenze riguardano le vittime.

Una credenza particolarmente diffusa vuole che la vittima sia designata tale per via di “difetti” o inestetismi fisici o altre particolarità inconsuete, che attirano lo scherno dei compagni. Pertanto, a divenire vittime dovrebbero essere bambini in sovrappeso, con piccoli handicap, con i capelli rossi, con gli occhiali, con l’apparecchio acustico, con la cosiddetta erre moscia, con un nome o un cognome che si prestano a derisione, ecc.. In realtà, l’esperienza mostra come molti bambini che non possiedono nessuna di queste caratteristiche divengono vittime di bullismo, così come bambini che le possiedono non lo diventano. Altresì, bambini o ragazzi che presentano una delle suddette caratteristiche possono presentarsi come bulli. La presenza di presunti difetti o particolarità spesso non è altro che la giustificazione posticcia che il bullo trova per far passare la propria condotta vessatoria come “scherzo”.