Il “cyberbullismo” è un fenomeno che si è sviluppato a seguito dell’ampio utilizzo dei mezzi di comunicazione on-line da parte di giovani e preadolescenti. Il termine indica un atto di bullismo, prevaricazione, compiuto da un soggetto (cyberbullo) che, prevalentemente e non esclusivamente, mediante i social network, offende, prende di mira, ridicolizza o denigra la vittima mediante, ad esempio, la diffusione di materiale quali: testi, foto, immagini, o l’esclusione da community oppure la creazione di gruppi “contro”.

Per un adulto è difficile capire cosa sia in realtà il cyberbullismo, ad un non nativo digitale risulta arduo comprendere come un’azione che in realtà azione non è, trattandosi di un contesto virtuale, esercitata in un social network, in un blog, in un sito internet, o in una chat privata, possa essere lesiva, quando non addirittura mortale, per chi la riceve.

I non nativi digitali hanno, quindi, dovuto imparare molto presto che il mondo virtuale è un mondo pericoloso dove si ama, si comunica, si gioca, si scherza ma a volte si muore. I genitori spesso non capiscono la pericolosità della rete, si illudono che avere il figlio a casa chiuso nella sua stanza lo metta al riparo dai pericoli che si trovano all’esterno e nel passato si è spesso sottovalutato la necessità di vigilare i propri figli su un corretto uso del web. Oggi la cronaca ha insegnato agli adulti e ai genitori a non abbassare la guardia, si è imparato a capire che la violenza si manifesta in mille modi, molti dei quali lasciano dei segni più nell’anima che nel corpo, si è imparato a capire che non è lo strumento ad essere sbagliato ma l’uso che se ne fa e pertanto giovani e adulti devono essere preparati nel migliore dei modi per approcciarsi all’universo digitale.

La rete sa essere crudele, in passato si riteneva il bullismo più feroce del cyberbullismo, diversamente oggi molti esperti dell’argomento sono di avviso contrario e ritengono la rete di gran lunga più rischiosa della dimensione reale.

I motivi sono molteplici: in primis è noto che protetti dall’ano­ni­ma­to si allentano i freni inibitori, inoltre, la c.d. schermatura del monitor determina una minore empatia con conseguente maggiore insensibilità per la mancanza di contatto fisico, si attua poi, una c.d. spersonalizzazione derivante dalla minore capacità di rispecchiamento emotivo.

Taluni autori evidenziano, poi, la c.d. “confusione della verità” cioè la tendenza a confondere l’io reale e l’io virtuale, il minore controllo da parte degli adulti e, infine, la “visibilità apparentemente senza confini”. Quest’ultimo punto merita un cenno di approfondimento: uno, infatti, dei principali problemi legati al cyberbullismo è lo scenario illimitatamente allargato che le piattaforme on line offrono, un qualunque atto, una qualunque immagine presente in rete ha una platea infinita di spettatori e ciò determina un’amplificazione massima del messaggio contenuto. Infatti, il web, proprio perché senza confini, è potenzialmente illimitato perciò la risonanza emotiva e le ripercussioni sulla propria immagine che un comportamento può avere on line ha un impatto maggiore rispetto a quello che esso avrebbe in una dimensione reale.

Ne deriva che un gesto “goliardico”, la leggerezza nel mostrare una foto intima o in pose ritenute osé, una bravata, che nella dimensione reale, riservata alla stretta cerchia del gruppo di amici o dei compagni di classe, rimaneva limitata a quel determinato contesto spazio/temporale, diventa nella dimensione on line un qualcosa di immutabile nel tempo, cristallizzato e rivolto ad un pubblico di spettatori sconfinato.

Nel momento in cui ci si affaccia al mondo di internet, pertanto, è fondamentale essere cauti e prudenti, sia con riferimento a quello che si immette nel cyberspazio, sia con riguardo ai commenti o alle condivisioni relative al materiale immesso da altri.

Il confine tra uso improprio e uso intenzionalmente “cattivo” della tecnologia è sottile, la tecnologia ha consentito ai cyberbulli di “infiltrarsi” nelle case e nella vita delle vittime, di materializzarsi in ogni momento, perseguitandole ad esempio con messaggi, immagini, video offensivi, e facendo on line ciò che non si potrebbe fare nella vita reale incrementando sensibilmente l’intensità della violenza e della persecuzione. (Rivoltella, P.C., Screen generation, Milano 2010).

Infine, una delle caratteristiche del cyberbullismo e dei pericoli di internet in generale è la “velocità di evoluzione e di trasformazione” degli stessi, che, pertanto, devono essere letti in una dimensione dinamica e non statica. Da qui deriva la difficoltà di tutela da effettuarsi con la normativa già esistente, che si rivela settoriale, e la necessità di una normativa ad hoc che tenga conto di più fattori quali: la celerità di cambiamento, la centralità della prevenzione, la necessarietà della multidisciplinarietà, la non chiusura in categorie troppo rigide.