In passato tra le varie proposte di legge atte a contrastare i fenomeni del bullismo e del cyberbullismo ve ne erano talune il cui proposito era quello di considerare bullismo e cyberbullismo come fattispecie di reato, ponendo l’accento più sulla repressione che sui profili di prevenzione.

È noto che molti disegni di legge venivano impostati sulla base della scia emotiva che coinvolgeva l’opinione pubblica a seguito di casi di cronaca particolarmente gravi ed eclatanti: uno fra tutti la vicenda della ragazzina di Pordenone vittima di bullismo che si è gettata dal balcone per timore di ritornare a scuola dopo una malattia.

Successivamente la volontà del legislatore si è orientata in tutt’altra direzione: ha separato i due fenomeni, prima considerati unitariamente, ha tralasciato l’impostazione strettamente repressiva, ha inteso rivolgere la propria attenzione sul fenomeno avente esclusivamente per protagonisti i minori, e ha scelto una strada atta a valorizzare l’informazione, la prevenzione, il concreto coinvolgimento di scuola, Istituzioni e famiglia per la lotta al cyberbullismo.

Oggi il fenomeno del cyberbullismo è disciplinato dalla Legge 71 del 2017 mentre il bullismo non è oggetto di una specifica previsione legislativa. È opportuno, pertanto, trattare i due ambiti separatamente.