Le condotte del bullo non sono sempre penalmente rilevanti ma alle volte possono dar vita a veri e propri reati.

In caso di reato bisogna distinguere se il bullo è maggiorenne o minorenne.

Se il bullo è maggiorenne competente sarà il Tribunale ordinario e si applicheranno i normali iter giudiziari in quanto per i giovani che hanno già compiuto i 18 anni di età vige la presunzione di imputabilità, che ai sensi dell’art. 85 c.p., è definita come “la capacità del soggetto di intendere e volere al momento della commissione del reato”.

Se il bullo è minorenne bisognerà distinguere il minore di anni 14 dal minore dai 14 ai 18 anni.

Per il nostro sistema penale, infatti, il minore di anni 14 non è mai imputabile poiché non è considerato in grado di intendere il disvalore della sua azione, tuttavia, se viene riconosciuto socialmente pericoloso potranno essere previste solo delle misure di sicurezza come l’istituto della libertà vigilata o il ricovero in riformatorio.

Il minore tra i 14 e i 18 anni è imputabile se viene dimostrata la sua capacità di intendere e di volere e quindi risponderà egli stesso davanti al Tribunale per i minori.

La giustizia minorile, a differenza di quella ordinaria, è caratterizzata dalle finalità educative di recupero e responsabilizzazione del minore, pertanto, vengono subordinate le pretese punitive all’esigenza di non interferire con i percorsi educativi del minore poiché la sua personalità è ancora in formazione.

Ciò fonda diverse deroghe rispetto all’iter ordinario tra cui l’impossibilità nel processo minorile di costituirsi parte civile, pertanto le eventuali pretese risarcitorie dovranno essere affrontate in altra sede.

Il comportamento aggressivo del bullo può comportare anche una responsabilità civile, che legittima la vittima di bullismo a chiedere il risarcimento dei danni.

Il fondamento giuridico di tale richiesta è rappresentato dall’art. 2043 c.c. ai sensi del quale: “qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”; pertanto, la vittima di bullismo che ha subito un danno alla propria integrità fisica o alle proprie cose, potrà rivolgersi ad un legale ed intraprendere una causa davanti al Tribunale civile.

Il bullo può rispondere personalmente se capace di intendere e di volere, al contrario se al momento della commissione del fatto è incapace di intendere e di volere troveranno applicazione gli art. 2046 c.c., ai sensi del quale: “non risponde delle conseguenze del fatto dannoso chi non aveva la capacità di intendere o di volere al momento in cui lo ha commesso…” e 2047 c.c. che: “ in caso di danno cagionato da persona incapace di intendere o di volere, il risarcimento è dovuto da chi è tenuto alla sorveglianza dell’incapace, salvo che provi di non aver potuto impedire il fatto”.

Se il bullo è maggiorenne la responsabilità civile è solo sua, nei minori, invece, trova applicazione l’art. 2048 c.c., comma 1, che prevede “la responsabilità dei genitori o del tutore, per i danni commessi dai figli minori non emancipati o dalle persone soggette alla tutela”.

Se l’azione bullistica è compiuta da più soggetti, secondo la giurisprudenza della Corte di Cassazione tutti gli autori che hanno preso parte all’episodio hanno una responsabilità solidale ed oggettiva, ovvero condivisa tra tutti.

La Cassazione ha riconosciuto in diverse pronunce gli autori dell’illecito tutti egualmente responsabili: sia quelli che hanno avuto un ruolo di primo piano che quelli che hanno avuto un ruolo marginale, con ciò riconoscendo alla vittima la possibilità di potersi rivolgere alternativamente verso i corresponsabili per chiedere il risarcimento del danno subìto.

La vittima potrà agire per il risarcimento sia del danno morale, inteso come l’insieme delle sofferenze fisiche o morali patite, sia per il danno biologico, riguardante la salute e l’integrità fisica e psichica della persona, sia per il danno esistenziale, inteso come danno alla persona che attiene a interessi costituzionalmente tutelati, sia per il danno di tipo patrimoniale ovvero attenente alla diminuzione patrimoniale subita.