La legge sul cyberbullismo non contempla palesemente una responsabilità del cyberspettatore ovvero di colui che osserva quanto accade tra cyberbullo e cybervittima, senza prenderne parte attiva.

Ciò non vuol dire che non possano configurarsi anche in capo a tale soggetto delle responsabilità sia civili che penali. In ambito penale la responsabilità è personale perciò degli atti di cyberbullismo risponderà sia chi li pone in essere sia chi concorre a porli in essere per esempio filmando le altrui bravate e diffondendole in rete. La mera detenzione di filmati offensivi della dignità e del decoro della cybervittima, così come la semplice detenzione o visione degli stessi, di per sé non genera responsabilità penale in capo al cyberspettatore.

Il discorso cambia tuttavia nel caso in cui lo stesso decida di diffonderli in rete poiché in tal caso potrebbe rispondere del reato di diffamazione on line ex art. 595 c.p., comma 3.

La situazione del cyberspettatore diventa più rilevante nel caso di filmati a sfondo sessuale ovvero di sexting. Sul punto l’art. 600 quater c.p. sanziona la condotta di chi si procura o detiene consapevolmente del materiale pedopornografico, pertanto potrebbe configurarsi il reato di detenzione di materiale pedopornografico. Nel caso poi si decidesse di condividere il filmato si potrebbe essere incriminati del reato di diffusione di materiale pedopornografico sancito dall’art. 600 ter c.p.; la norma non punisce il mero visionare il file.

Il cyberspettatore, oltre alla responsabilità di tipo penale potrebbe incorrere in responsabilità civilistiche di risarcimento del danno poiché la diffusione di immagini e video diffamatori o a sfondo sessuale comportano una violazione del diritto all’immagine dell’individuo.

Tuttavia se si tratta di minori a tale risarcimento saranno tenuti i genitori per come previsto dall’art. 2048 c.c..