Le vittime di bullismo possono suddividersi in due tipologie.

Iniziamo con il presentare il profilo della “vittima passiva”, che rappresenta l’emblema della vittima alla quale si è propensi a pensare. È un soggetto particolarmente debole e la sua debolezza appare ancor più elevata dinanzi alla forza del bullo. È poco abile negli sport e nei giochi di competizione, appare impacciato o scoordinato, timoroso di farsi male. Sul piano del carattere e della personalità risulta particolarmente ansioso, insicuro, sensibile, pauroso, cauto, debole. Ha un’opinione negativa di sé e delle proprie capacità, dunque, una bassa autostima (Olweus, 1993; Perry, Kusel e Perry, 1988; Kochenderfer e Ladd, 1997).

Ciò lo rende solitamente privo di assertività e lo espone alle prevaricazioni, alimentando un circolo vizioso di auto ed etero svalutazione. Quando viene attaccato dai bulli non si difende e spesso reagisce piangendo, isolandosi o scappando via. Se invitato a contrattaccare anche solo verbalmente, si dice contrario a qualunque forma di violenza. In sostanza, la vittima viene a trovarsi in una condizione in cui non può che subire in quanto, per diversi motivi, incapace di difendersi (Olweus, 1993; Coie e Dodge, 1998; Smith et al., 1999).

A scuola viene escluso dal gruppo dei compagni, per cui si ritrova spesso da solo e difficilmente riesce a farsi degli amici. Non ha nessuno con cui parlare delle prepotenze che subisce, delle quali tuttavia si vergogna e che comunque tende a negare per timore di venire considerato una spia o che poi aumentino. Non di rado addossa a sé la colpa di quanto gli accade e ciò lo fa sentire impotente e lo induce ad accettare passivamente le vessazioni. In questa condizione di isolamento finisce per ricercare la vicinanza degli adulti, solitamente di qualche docente, nei quali cerca anche protezione dal bullo. A partire dalla scuola media tende a peggiorare nel rendimento scolastico.

Oltre alle peculiari caratteristiche psicologiche, sembra che altri elementi possano contribuire ad aumentare il rischio di vittimizzazione da bullismo, tra questi: l’appartenenza ad un gruppo etnico o culturale diverso da quello maggioritario, la presenza di disabilità psichiche o fisiche, l’omosessualità. Tuttavia, tali caratteristiche non sono necessariamente predisponenti, né il non averle evita il rischio.

La caratteristica distintiva della cosiddetta “vittima provocatrice” consiste proprio nel provocare gli attacchi degli altri e dei bulli in particolare. In sostanza, davanti alle azioni aggressive dell’altro, questa tipologia di vittima spesso contrattacca ricorrendo anche ad azioni di forza, che tuttavia risultano tendenzialmente inefficaci. La vittima provocatrice può quindi sia agire che subire delle prepotenze, finendo tuttavia per attirare su di sé l’attenzione e la “predilezione” del bullo.

Le vittime provocatrici generalmente sono dei maschi e presentano irrequietezza, immaturità, impulsività ed una certa iperattività. Ciò li porta ad assumere atteggiamenti e comportamenti che irritano i compagni di classe e finanche gli adulti, causando tensioni e suscitando reazioni negative verso di sé. Sul piano del profilo psicologico presentano diversi aspetti comuni alle vittime passive possono essere, ansiosi, insicuri, goffi, preoccupati di farsi male, avere problemi di concentrazione ed una bassa autostima.

Nel tracciare il profilo della “cybervittima” bisogna considerare che, se risulta difficile come visto nel paragrafo precedente tracciare un profilo unitario di cyberbullo, è del pari complesso capire chi è la sua vittima. Potenzialmente chiunque può essere vittima di cyberbullismo: categorie disagiate, omosessuali, persone di culture e di etnie differenti dalla nostra, persone fisicamente ritenute non attraenti, potrebbero essere alcune categorie ma di certo non sono le uniche.

L’ampia casistica ha dimostrato che vittime di cyberbullismo sono state note personalità del mondo dello spettacolo, della politica, soubrette di innegabile avvenenza, così come ragazze e ragazzi particolarmente brillanti a scuola, di sicura gradevolezza fisica, apparentemente “belli e alla moda” e ben inseriti nel contesto sociale. Vittima di cyberbullismo, quindi, non si nasce ma si diventa, ovvero riconosciamo la vittima solo quando essa è tale.

La vittima di cyberbullismo così come quella di bullismo manda dei segnali che è fondamentale riuscire ad interpretare: si può individuare una tendenza al cambiamento delle proprie abitudini, la tendenza a chiudersi in se stessa e al pianto, la tendenza ad isolarsi e ad evitare i contatti con il gruppo di amici prima frequentato, una scarsa autostima e una cattiva opinione di sé.

Soprattutto nelle donne che sono vittime di sexting o che hanno in passato diffuso tramite i propri profili social foto o video troppo allusivi o ammiccanti, si innesca un senso di colpa e di vergogna ed un disagio legato all’aver dato un’immagine di sé non totalmente corrispondente al vero. Questo è uno dei risvolti più drammatici che colpisce le donne più che gli uomini dal momento che queste ultime portano il peso di una morale bigotta, che alle volte giudica diversamente uomini e donne. In altre parole, un filmato che riprende una ragazza in atteggiamenti disinibiti così come una foto che raffigura una ragazza in atteggiamenti intimi e provocanti porterà l’opinione pubblica a giudicarla più severamente rispetto alle medesime azioni compiute da un ragazzo. Naturalmente ciò non rende meno odioso il fenomeno di cyberbullismo se perpetrato ai danni di soggetti di sesso maschile: la vittima soffre quando è perseguitata a prescindere dal sesso. Il cyberbullo o la cyberbulla hanno quindi a disposizione un potentissimo strumento di distruzione di una persona. Diversi i casi di cronaca che attestano come tante ragazze non sopportando il peso della gogna morale e mediatica hanno deciso di togliersi la vita.

Sulla scia di quanto affermato è, pertanto, necessario che ogni progetto atto a prevenire e sconfiggere il cyberbullismo sia accompagnato da un percorso di educazione sentimentale, civile e sessuale che porti ad una effettiva equiparazione tra uomo e donna, al fine di contrastare la c.d. doppia morale che in tanti casi porta a giudicare la donna più severamente dell’uomo.

Come in precedenza evidenziato, giova ribadire come la vittima di cyberbullismo soffra una condizione ancora più pressante ed apparentemente senza vie di fuga rispetto a quella della vittima di bullismo. L’azione del cyberbullo, infatti, si svolge in una dimensione dematerializzata e dalla quale risulta difficile scappare, non si esaurisce, poi, al cessare del suo compimento ma può reiterarsi potenzialmente all’infinito per tutte le volte in cui ci si può connettere. La persecuzione può avvenire tramite computer o smartphone, quindi, non abbandona mai la vittima, la quale, spesso si scontra con soggetti che non conosce in quanto come si è detto il cyberbullo può nascondersi dietro l’anonimato.